Richiedi una presentazione


Giuseppe Vaciago, LegalTalks by DiliTrust

INTRODUZIONE

Nel nostro consueto appuntamento mensile dedicato alla condivisione delle esperienze dei professionisti del legal italiano, affrontiamo in questa edizione di LegalTalks un tema di grande attualità che sta generando curiosità e interesse, ma anche tanti timori. Stiamo parlando dell’intelligenza artificiale generativa che, all’indomani della presentazione di ChatGPT, sta dominando le discussioni sui futuri impatti che potrà avere nel mondo del lavoro.

Ne abbiamo parlato con Giuseppe Vaciago, pioniere del legal tech in Italia. Insieme a lui abbiamo effettuato un esperimento! L’intervista è stata effettuata con il supporto di chatGPT che ne ha rielaborato la trascrizione, ottimizzandone il testo, mantenendolo il più coerente possibile all’originale.

L’INTERVISTA

Ci può parlare della sua esperienza nel settore dell’innovazione e del Legal Tech, e di come ha contribuito alla creazione di prodotti software legati alla compliance?

Sono un avvocato con oltre vent’anni di esperienza nell’ambito dell’innovazione. Ho iniziato collaborando con importanti aziende americane, tra cui Google e Meta, offrendo servizi di consulenza. Nel corso degli anni, mi sono focalizzato principalmente sulla responsabilità degli Internet Service Provider, in particolare dopo l’entrata in vigore del GDPR nel 2018.

Tuttavia, il vero cambiamento è arrivato con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, che già nel 2018 ha mostrato prospettive significative. Di conseguenza, mi sono dedicato intensamente al legal tech, non solo fornendo consulenza, ma anche fondando una società specializzata in questo settore. In collaborazione con Giuffrè, abbiamo sviluppato diversi prodotti nel campo della conformità, come la privacy, l’antiriciclaggio e la 231. Questa esperienza mi ha permesso di esplorare un mondo affascinante, senza tuttavia ambire a unicamente esperienza imprenditoriale, ma anche formativa, nel campo del legal tech.

Come vedi il paronama Legal Tech italiano?

Il panorama del Legal Tech italiano è estremamente complesso a causa della frammentazione causata dal gran numero di avvocati presenti nel paese, che supera nettamente qualsiasi altro Stato europeo o mondiale. Nonostante primeggiamo in classifica per il numero di avvocati in rapporto alla popolazione, questa situazione presenta un inconveniente: la presenza di poche grandi aggregazioni di studi legali, sebbene siano presenti, soprattutto di origine statunitense o anglosassone. La maggior parte degli studi legali in Italia sono invece costituiti da micro-studi che non dispongono delle risorse finanziarie necessarie per affrontare una transizione tecnologica, che oggi è chiaramente evidente e indispensabile.

Tuttavia, nonostante le difficoltà, stanno emergendo numerose soluzioni sia a livello nazionale che internazionale. Senza nemmeno accorgercene, stiamo utilizzando sempre di più strumenti Legal Tech sia nelle aziende che negli studi legali. Personalmente, trovo particolarmente interessanti gli strumenti di gestione contrattuale e automazione documentale, che rientrano nella categoria del Legal Tech, escludendo l’intelligenza artificiale. Si sta iniziando a sperimentare anche con l’implementazione di marketplace nel settore legale, che rappresenta un’altra interessante prospettiva.

È ancora presto per capire quale sarà l’evoluzione futura del settore in Italia, ma è evidente che stiamo assistendo a un aumento dell’utilizzo di soluzioni Legal Tech sia negli studi legali che nelle aziende.

In questo paronama del legal tech si affaccia l’intelligenza artificiale generativa. Qual è il tuo punto di vista?

L’intelligenza artificiale generativa ha suscitato un grande interesse non solo nel settore legale, ma in generale, a partire dal novembre dell’anno scorso. Attualmente, sembra che tutti ne parlino con una certa preoccupazione. Personalmente, ritengo che l’intelligenza artificiale generativa, in particolare OpenAI, abbia compiuto progressi enormi che erano imprevedibili solo pochi anni fa. Il progetto GPT di OpenAI, che ha avuto inizio nel 2016, ha sicuramente subito un’importante evoluzione nel 2018. Tuttavia, quando ho visto le prime sperimentazioni di OpenAI, principalmente in ambito accademico, non avrei mai immaginato che, dopo quattro anni, saremmo stati in grado di ottenere risultati del genere, soprattutto per quanto riguarda la capacità di riassumere testi di lunghezza considerevole e la capacità creativa derivante da qualsiasi tipo di modello. Attualmente, disponiamo di strumenti che presentano capacità quasi infinite, sia nella sintesi per semplificare le informazioni, sia nella creazione di opere d’arte. Si fa spesso riferimento a ChatGPT, ma desidero sottolineare anche il ruolo di DALL·E, un altro strumento che, sebbene sia poco utilizzato nel settore legale, offre prestazioni senza dubbio importanti.

Queste sono due qualità che non dovremmo sottovalutare, in quanto rivestono un ruolo di grande importanza. Tuttavia, è necessario riconoscere che ci sono anche alcune sfide associate all’utilizzo di queste tecnologie.

Quali sono i principali difetti dell’intelligenza artificiale generativa, come OpenAI, nel settore legale?

I difetti dell’intelligenza artificiale generativa, soprattutto quando applicata al settore legale, riguardano principalmente il fenomeno delle “allucinazioni“. Questi sono momenti in cui l’intelligenza artificiale non è in grado di recuperare informazioni, poiché non sono presenti nel suo dataset, che principalmente si basa su Common Crawl, un dataset di dimensioni infinite. Inoltre, il dataset ha un limite temporale, il che significa che non tiene conto degli sviluppi più recenti. Le ricerche online effettuate da OpenAI non raggiungono lo stesso livello qualitativo. Pertanto, quando manca di informazioni, l’intelligenza artificiale genera parole in modo probabilistico, scegliendo la parola più probabile, che spesso non è corretta, commettendo quindi errori grossolani. Un caso che ha suscitato scalpore è stato quello di un avvocato americano che ha utilizzato l’IA per un atto legale senza verificarlo, ed è stato pesantemente criticato da un giudice. Tuttavia, questo caso rappresenta solo uno dei tanti esempi di inefficienza di tale sistema.

Un secondo difetto dell’intelligenza artificiale generativa è che non è spiegabile. Ciò solleva problemi etici e legali, che oggi sono direttamente correlati al regolamento sull’intelligenza artificiale. Questa mancanza di spiegabilità rappresenta un aspetto cruciale nel settore legale. Pertanto, affermare che OpenAI sostituirà gli avvocati sarebbe un’affermazione errata. L’IA commette errori e non può spiegare le sue decisioni. Ciò non significa che non avrà un impatto sugli avvocati, ma è importante considerare seriamente questi difetti, che ridimensionano il ruolo dell’IA nel settore legale. Nonostante ciò, dobbiamo riconoscere che l’innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale generativa rappresenta una delle più significative e affascinanti che il settore tecnologico abbia avuto negli ultimi vent’anni.

Alla luce di quello che hai detto, quali sono secondo te le prospettive dell’AI nel settore legale?

Le prospettive dell’intelligenza artificiale nel settore legale sono estremamente promettenti. La capacità di generare testi da parte di OpenAI e delle altre intelligenze artificiali generative è straordinaria, e se utilizzata correttamente come ultimo anello di un processo di legal tech, può avere effetti molto utili. La capacità di riassumere testi e creare testi in uno specifico stile rappresenta un’altra qualità dell’intelligenza artificiale generativa. Tuttavia, l’intelligenza artificiale è solo una componente di un ecosistema che richiede un cambiamento radicale.

Se pensiamo che l’intelligenza artificiale risolva da sola il problema principale, che è la digitalizzazione del settore legale, ci sbagliamo. È come se ci focalizzassimo solo sugli accessori di un’automobile senza considerare l’importanza della carrozzeria e del motore. Oggi, ad esempio, i verbali di molti CDA vengono ancora stampati su carta e archiviati manualmente. Esistono strumenti legal tech che possono rendere più efficiente l’attività degli studi legali e delle grandi aziende. Questa è la prospettiva su cui dobbiamo concentrarci. L’intelligenza artificiale è come la ciliegina sulla torta, ma dobbiamo affrontare anche i problemi più urgenti.

Tuttavia, se vogliamo immaginare una prospettiva futura, potremmo pensare a un’intelligenza artificiale in grado di operare autonomamente. Ma per il momento, dobbiamo concentrarci sul presente e affrontare i problemi attuali. Abbiamo già strumenti come GPT che svolgono compiti straordinari, anche se a volte potrebbero sembrare inutili. Dobbiamo anche affrontare il problema dei sistemi di catalogazione dei dati nel settore legale, che sono antiquati e non conformi alle normative esistenti. Quindi, dobbiamo risolvere questi problemi senza sottovalutare l’intelligenza artificiale, ma guardando anche dove siamo attualmente e non solo dove saremo in futuro. Guardare la luna è importante, ma a volte anche guardare il dito ci aiuta a progredire passo dopo passo, altrimenti rischiamo di perderci.


👉 Nelle precedenti edizioni di LegalTalks:

pubblicato su 23/06/2023