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Le opportunità offerte dal Legal Tech e dall’AI: la rivoluzione è arrivata ed è qui per restare

Andre Simboli nuovo Legal Expertise and Alliances Manager di
DiliTrust Italia intervistato

INTRODUZIONE

Negli uffici legali aziendali, le Legal Tech si presentano come la chiave del futuro, guidando una rivoluzione senza precedenti nel settore legale. Abbiamo avuto il piacere di intervistare Andrea Simboli, il nuovo Legal Expertise and Alliances Manager di DiliTrust Italia, per esplorare il mondo dell’automazione dei processi legali e le immense opportunità che si presentano per gli uffici legali aziendali.
Andrea sottolinea l’imperativo di far comprendere ai professionisti in-house l’importanza di adottare best practice e soluzioni innovative. In un panorama italiano dove il ruolo del legale d’azienda è talvolta confinato a singoli progetti specifici, emerge un’opportunità cruciale: essere finalmente parte integrante del business.

L’INTERVISTA

DiliTrust ha da poco annunciato la tua nomina come Legal Expertise and Alliances Manager, IT. Quali sono le sfide principali che ti aspetti di affrontare in questa nuova posizione?

Sono molto contento di assumere il mio nuovo ruolo di Legal Expertise and Alliances Manager, IT. Il team di cui faccio parte ha legali a Parigi, Madrid, Montreal e Dubai, e ciò mi permette un confronto quotidiano, soprattutto per progetti che non riguardano solamente il mercato italiano.

Sembrerà una risposta scontata ma la principale sfida, soprattutto in un ambiente in continua e rapida evoluzione come quello del tech, è essere aggiornati sull’evoluzione normativa per conoscere i rischi e soprattutto le opportunità del mercato. Lavorerò prevalentemente con general counsel e giuristi di impresa su progetti che spaziano trasversalmente dalla corporate governance al contenzioso, ed è quindi fondamentale avere una profonda conoscenza e comprensione delle norme applicabili.

La normativa europea – penso al GDPR ma anche a quello che sappiamo dell’AI Act approvato pochi giorni fa – sta cercando di bilanciare aspetti etici e tecnologici. Ritengo che anche il legislatore italiano e la dottrina debbano essere pronte a garantire la protezione dei dati personali ed i diritti fondamentali, senza però frenare l’innovazione.

Tutti parlano di quanto l’AI stia rivoluzionando ogni business ma è in senso ampio la tecnologia a mettere il mondo legale davanti ad una rivoluzione senza precedenti. Nessun dipartimento legale interno può oggi permettersi di non considerare applicativi come quelli per la creazione e standardizzazione dei contratti, o soluzioni informatiche per gestire in maniera semplice ed efficiente la corporate governance od il contenzioso. Basti pensare a soluzioni evolute di Contract Lifecycle Management (CLM) che oggi permettono, grazie all’AI, di valutare il rischio di clausole o paragrafi di un contratto, sulla base degli standard aziendali impostati.

Ritengo che la tecnologia sia un validissimo alleato per risolvere questioni giuridiche, anche complesse, oltreché aspetti di compliance; attenzione, però, avere solide basi giuridiche è ancora oggi fondamentale per interpretare i feedback che gli strumenti tecnologici forniscono e per navigare con sicurezza nel complesso panorama legale italiano.

Anche la creazione e gestione delle alleanze sarà molto sfidante e richiederà, oltre ad una comunicazione efficace per costruire relazioni solide con i nostri partner, la capacità di interpretare correttamente quali siano le esigenze del mercato. In tal senso, sto già lavorando con i principali attori del panorama Legal Tech, per valutare sinergie ma anche integrazioni, all’interno della nostra suite.
Per venire a capo di questa sfida confido molto, oltre che sul nostro team interno, anche sui clienti che, utilizzando da tempo la nostra suite, sono decisamente il feedback migliore per l’identificazione di nuove opportunità e possibilità di migliorare.
Sono fiducioso che, con il mio background e la mia esperienza, sarò in grado di affrontare queste sfide e contribuire al successo di DiliTrust.

In ambito LegalTech, una delle grandi sfide è quella di far percepire ai professionisti in-house l’importanza di integrare le best practice ma soprattutto soluzioni che mettano in qualche modo anche in discussione quello che si è fatto fino d’ora. Qual è stata la tua esperienza in tal senso?

Credo che su questo ci sia ancora da lavorare nel mercato italiano, dove spesso il legale d’azienda continua ad essere visto come un consulente interno per alcuni progetti particolarmente delicati od importanti dal punto di vista del budget e non è invece parte integrante del team. I processi di valutazione del rischio legale e finanziario e di mitigazione di quel rischio, per fare un esempio, devono essere integrati, condivisi e compresi da tutte le funzioni aziendali. Spesso ci si limita invece a parlare di rischio legale e tra l’ufficio legale ed il business non si “parla la stessa lingua”.

Credo che, per qualunque decisione aziendale su progetti strategici, il ruolo del legal sia anche quello di informare in modo adeguato e comprensibile chi prende decisioni, in modo che il business possa decidere “consapevolmente”, purtroppo molto spesso ciò non accade, per mancanza di tempo o altre ragioni. Su questo la tecnologia è veramente spietata perché, se da un lato permette di aumentare il tempo a disposizione per il singolo progetto, dall’altro mette in luce criticità e colli di bottiglia.

Oltre al tech, hai una vasta esperienza in aziende di industry diverse, come Fashion e Fast-Moving Consumer Goods. Come intendi applicare questa esperienza eterogenea nel contesto di DiliTrust e del settore LegalTech in generale?

Vorrei utilizzare l’esperienza di anni di consulenza, sia come in house che nel libero foro, come base di partenza. Lavorando con le più importanti aziende italiane, molte delle quali quotate e straordinariamente complesse dal punto di vista legale e regolatorio, ci sarà senz’altro occasione di crescita personale e professionale.

Ho lavorato in contesti internazionali (US Army, Trainline, etc.) ed ho avuto la fortuna di lavorare con team diversi ma con grande attenzione ad i processi legali aziendali ed all’utilizzo di tecnologie Legal Tech. In UK, senza andare a guardare gli USA, l’automazione dei processi legali e l’utilizzo di big data sono pilastri fondamentali anche della funzione legale mentre qui in Italia – senza essere necessariamente esterofili – ci stiamo arrivando solo ora.

Mi piacerebbe lavorare su workshop e panel con clienti, partner e stakeholder, per far crescere – come una community – il Legal Tech in Italia ed adeguarlo agli standard europei. Si potrebbe dire che credo così tanto nelle potenzialità di queste soluzioni che ho deciso di avere un ruolo attivo, in una di esse!

Hai lavorato anche su progetti in tema di sostenibilità e compliance. In base alla tua esperienza, qual è il ruolo del legale nella promozione di pratiche aziendali sostenibili, e come può questo contribuire al successo a lungo termine di un’azienda?

È incredibile quanti passi in avanti si sono fatti in pochi anni su tematiche ESG. Ho avuto la fortuna di lavorare sempre per aziende sane, sia dal punto di vista finanziario che per l’attenzione a tematiche di sostenibilità. In Diesel, per esempio, come Senior Legal Counsel referente dell’ufficio produzione ed in generale dell’outsourcing, ho lavorato a stretto contatto il team Corporate Social Responsability, con il quale abbiamo creato il Codice di Condotta per i fornitori.

È bello vedere che oggi questo tipo di attenzioni debba riguardare ogni tipo di azienda, indipendentemente dal business; ritengo che il legale d’azienda, su tematiche ESG, debba interfacciarsi con tutte le funzioni aziendali, nessuna esclusa. Come advisor e manager è fondamentale proporre soluzioni concrete e tutto ciò è possibile solo essendo parte integrante del business, fin dall’inizio e su ogni progetto.

È evidente che le aziende che si posizionano in alto dal punto di vista della diversity o di pratiche aziendali sostenibili superano anche nei risultati di vendita quelle che non lo fanno. La posizione aziendale su tematiche ambientali deve essere sempre chiara e condivisa tra le varie funzioni ed in questo il legale d’azienda può davvero farsi parte attiva del promuovere e coordinare processi aziendali strategici in ottica ESG.

Infine, con il crescente ruolo dell’AI generativa anche nel settore legale, quali opportunità e sfide immagini per il futuro del settore?

Nessuno ha la sfera di cristallo, sebbene sul punto siano stati condivisi innumerevoli pareri e punti di vista, alcuni peraltro molto autorevoli.

Il risparmio in termini di budget come il minore ricorso ad i legali esterni, per esempio o le possibilità di automatizzazione di attività come la revisione di contratti o l’identificazione di rischi che l’AI permette di effettuare in forma pressoché istantanea, credo siano davanti agli occhi di tutti. Ci sono, al tempo stesso, enormi criticità più volte rilevate, come quelle legate ad aspetti di copyright e data protection, oltre che al rischio di “allucinazioni”.

Nonostante i rischi, i dati che abbiamo confermano però che la tecnologia sia qui per restare e supportare soprattutto task ripetitivi; penso ad i report di Gartner, per esempio, che dicono che entro il 2026 il 25% delle bozze dei contratti sarà generata con applicativi dotati di AI od ai report di ELTA (European Legal Tech Association), della quale faccio parte, che confermano tali trend.

Ci sono inoltre settori poco menzionati ma che stanno trovando sempre maggiore applicazione anche nel mercato italiano, soprattutto per aziende strutturate, come le soluzioni per automatizzare la ricerca di documenti e contratti nel repository aziendale, con il supporto dell’intelligenza artificiale.

Ancora una volta è fondamentale non solo mettere la tecnologia a disposizione ma anche avere risorse in grado di utilizzarle in maniera efficiente. Le soluzioni Legal Tech che, oltre ad essere funzionali, prendono per mano il cliente fin dalla fase di onboarding e lo affiancano con una formazione specifica, risolvendo agevolmente dubbi e criticità, credo saranno quelle che faranno la differenza.

Ovviamente non vuol dire che i legali debbano diventare tutti dei legal operations o specialisti IT per quei ruoli ci sono e ci saranno sempre più figure ad hoc, ma è importante che sappiano utilizzare consapevolmente l’AI, gestendone al contempo i rischi ed integrando gli outcome che essa offre, con il proprio bagaglio professionale.

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pubblicato su 19/12/2023