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Digital Trust in Italia, gli utenti non si fidano

Forte è il divario italiano tra utenti consumer e imprese in materia di protezione dei dati digitali

L’indagine commissionata da CA Technologies rivela quanto profondo sia il gap di fiducia in Italia fra le attese dei consumer e la raccolta e utilizzo delle informazioni digitali da parte delle imprese e delle istituzioni.

Digital Trust in Italia, gli utenti non si fidano

Lo studio Global State of Digital Trust Survey and Index 2018condotto dalla società di analisi Frost & Sullivan per conto di CA Technologies parla chiaro: gli utenti consumer italiani si fidano solo marginalmente delle organizzazioni in materia di protezione dei dati digitali. La ricerca, svolta in dieci grandi Paesi, ha posto il focus sulla fiducia riposta dagli utenti in tema di sicurezza digitale e la percezione che ne hanno le organizzazioni.

Proprio nell’ultimo anno si sono verificate oltre 2.216 violazioni di dati, confermate da aziende ed enti istituzionali, secondo il report Verizon Data Breach Incident.

Numerosi sono i casi di Data Breach – fra i più noti quello che ha coinvolto Facebook e Cambridge Analytica –  tali da mettere in serio pericolo la reputazione e la credibilità dei grandi gruppi e, di conseguenza, la fiducia degli utenti.

Fondamentale nel processo della digital economy è il ruolo “etico” ricoperto dall’azienda, il suo livello di affidabilità e la fiducia che gli utenti sono disposti ad accordare. Una fiducia che in Italia risulta essere molto scarsa proprio perché rilevante è il divario percepito fra le attese degli utenti e le modalità di raccolta, conservazione e utilizzo delle informazioni digitali da parte delle organizzazioni. Operando sempre più spesso online, infatti,  il volume di dati personali e sensibili che gli utenti trasmettono alle aziende è enorme.

Il Digital Trust Index messo a punto da Frost & Sullivan assegna all’Italia un “punteggio di fiducia” pari a 57 punti su 100, un punteggio inferiore a Francia e  Stati Uniti d’America. Un dato che, tuttavia, non trova riscontro con quanto dichiarato dagli specialisti di cybersecurity e dai dirigenti delle aziende italiane, che dichiarano di percepire una fiducia crescente. Un’asimmetria dunque che appare più forte in Italia rispetto agli altri Paesi coinvolti.

I risultati principali emersi dall’indagine mettono poi in evidenza come i consumatori italiani si dichiarino comunque disposti a fornire alle aziende i propri dati personali in cambio di servizi gratuiti o scontati. Il 70% delle organizzazioni italiane ammette di utilizzare internamente i dati degli utenti consumer e il 53% dei manager ammette di vendere i dati dei propri consumatori ad altri organismi e/o partner commerciali. Ciononostante, solo il 20% degli esperti italiani di cybersecurity sostiene di essere a conoscenza della vendita dei dati personali da parte della propria azienda. Un’ulteriore asimmetria che si inserisce all’interno del gap di fiducia tra utenti italiani e imprese.

Le aziende non possono sfuggire alle proprie responsabilità e devono attribuire priorità alla privacy e alla security dei dati, assumendo un atteggiamento proattivo nei confronti della sicurezza; ad esempio implementando tecnologie di autenticazione e limitando le policy vigenti sulla condivisione dei dati degli utenti. Per affermarsi nell’economia digitale, le aziende devono instaurare un rapporto di maggiore fiducia e trasparenza con gli utenti consumer e adottare la mentalità del “security-first”: maggiore è il livello di fiducia dell’utente, maggiore è la percezione verso l’esterno dell’azienda e del brand e migliore quindi sarà la sua reputazione.

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