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I vantaggi della partecipazione femminile nel board

Aumentare le quote rosa migliora la performance finanziaria dell’azienda.

Le aziende che pongono le donne ai vertici generano più profitti. Tuttavia, in Italia la presenza femminile nelle posizioni decisionali non è ancora stata pienamente raggiunta.

una maggiore presenza femminile

 

Le donne al vertice di un’azienda migliorano la sua prestazione finanziaria, lo dimostra il rapporto Unlocking female employment potential in Europe, che ha approfondito la situazione relativa alla parità di genere nei paesi del vecchio continente e come questi ultimi potrebbero trarre beneficio dalla crescita del lavoro femminile attraverso politiche attive e di supporto. In Europa il gap tra uomini e donne nel mondo del lavoro è ancora ampio, risultato di una lenta evoluzione delle regole sociali e di una carenza di opportunità. In particolare sono due i fattori che hanno discriminato il raggiungimento di una parità di genere all’interno del board: la crisi economica e il fattore demografico, con una popolazione sempre più vecchia e longeva e una diminuzione degli occupati attivi.

Il vero e proprio potenziale da impiegare per uscire da questa situazione di stallo risulterebbe essere proprio la partecipazione femminile in azienda. Difatti, se le  donne inattive trovassero un’occupazione, non solo la forza lavoro aumenterebbe ma di conseguenza anche il Pil del paese. Il rapporto Unlocking female employment potential in Europe rivela, infatti, che le aziende con una presenza femminile importante in posizioni professionali “senior” risultano avere una redditività più alta. I dati dimostrano che per ogni donna che sale ai livelli superiori del management o che entra nel board il profitto della società cresce tra gli 8 e i 13 punti base. L’influenza positiva delle donne è particolarmente rilevante nel settore dei servizi, in quello high tech e in quelli altamente specializzati.  

In Italia, la presenza femminile nei Consigli d’Amministrazione delle società quotate è regolata dalla legge n.120/2011 Golfo-Mosca, la cosiddetta “legge sulle quota rosa”, promulgata con l’obbiettivo di rimuovere gli ostacoli che hanno limitato l’accesso alle donne a dei ruoli di comando, in modo da favorire una  maggiore meritocrazia e una maggiore opportunità di crescita e che ha triplicato il numero di donne nei CdA negli ultimi sei anni. Una crescita che fa bene al board: il rispetto della diversità e dell’inclusione determina vantaggi a livello di immagine e ritorni economici concreti. Un parametro importante specie per le società quotate in Borsa, oggetto d’interesse dei grandi investitori.

La diversità è un’importante risorsa per le aziende perché può renderle innovative, competitive e performanti. Gruppi eterogenei condividono, infatti, punti di vista differenti, soluzioni alternative e prendono decisioni di elevata qualità. Inoltre, le donne che occupano posizioni di senior management sono più ricettive e sensibili sui temi delle opportunità di crescita dei propri collaboratori a tutti i livelli dell’organizzazione, motivandoli ad esprimere appieno il proprio potenziale. Le quote rosa nei Board rappresentano dunque un passo fondamentale per il completo raggiungimento di una cultura aziendale aperta e innovativa, capace di generare nel tempo benefici a cascata a tutti i livelli organizzativi.

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