Un general counsel su tre vede in aumento la spesa in Italia

In questo blog proponiamo ai nostri lettori un estratto dei risultati ottenuti dal survey annuale effettuato da MAG sul budget delle direzioni affari legali nel nostro Paese, tra pandemia e crisi globale.

“Pandemia, digitalizzazione e nuove tecnologie, ma anche la richiesta di forme di partnership con gli studi legali. Quali sono le scelte che indirizzano la spesa delle direzioni affari legali interne? La redazione di MAG (LC Publishing Group), in collaborazione con AIGI, ha condotto un’indagine sui budget del 2022 dei dipartimenti in house delle aziende italiane. Dalle rilevazioni dell’Associazione italiana giuristi d’impresa – la più rappresentativa in Italia, con 1.400 iscritti – si stima che il numero dei legali interni nel nostro Paese sia almeno 5mila. Un dato in continua crescita. Inhousecommunity.it ha contattato un campione di circa 50 appartenenti alla categoria e il risultato che se ne ricava è un’istantanea che testimonia lo stato di salute delle direzioni legali, evidenziando criticità e lasciando intravedere alcune tendenze.

(NON) EFFETTO PANDEMIA?  

“Al primo punto del survey si chiedeva come è cambiato il budget nel 2022. Nel cinquanta percento dei casi, i general counsel hanno dichiarato che il “tesoretto” del dipartimento legale per l’anno in corso è in linea con quello dell’ultimo biennio. In quasi un caso su tre è invece previsto un aumento rispetto agli ultimi due anni, in linea con le mutate esigenze legali della società. 

Un dato interessante è che sulla determinazione del budget non sembra aver influito la pandemia: circa il 65% degli intervistati ha infatti risposto che il Covid-19 non ha condizionato né in positivo né in negativo le risorse economiche a disposizione della direzione legale. Pesano praticamente allo stesso modo i casi in cui la pandemia ha ridotto ulteriormente il budget (18,75%) e i casi in cui lo ha fatto aumentare, in linea con la crescita delle esigenze legali (16,67%).”

Gartner va ancora più nel dettaglio analizzando le tendenze di spesa in tecnologie digitali per il legal nel report di febbraio 2022 “5 Legal Technology Trends Changing In-House Legal Departments”. In questo ha dichiarato che “entro il 2025 gli uffici legali aumenteranno di tre volte la spesa per la tecnologia legale (Legal Tech)” e aggiunge “la spesa per la tecnologia legale è già aumentata di 1,5 volte, passando dal 2,6% del budget in-house nel 2017 al 3,9% nel 2020. Si prevede che la spesa in tecnologia legale aumenterà fino a circa il 12% dei budget entro il 2025, un aumento triplo rispetto ai livelli del 2020.

LA QUESTIONE TECNOLOGIA

Il Digital Riser Report del 2021 afferma che “l’Italia scala la classifica dei Paesi più avanzati in fatto di competitività digitale, posizionandosi seconda nell’ambito del G7 e ottava nel G20.”

Ricollegandoci al paragrafo precedente, questa tendenza sembra essere confermata da altri report e studi del settore che identificano il Covid-19 come uno dei fattori acceleranti della digitalizzazione, processo già iniziato molto tempo prima. Infatti, le aziende “leader digitali”, equipaggiate per garantire la business continuity, sono riuscite più facilmente ad affrontare questo periodo di crisi.

In ambito Legal, il survey di MAG evidenzia comele principali fonti di spesa risultano essere destinate alla gestione dei contratti (39,6%), alla compliance (37,5%) e alle piattaforme gestionali (33,3%). La voce “intelligenza artificiale” è prevista solo nel 14,6% dei casi.”

Nel recente 2nd World Legal Operations Summit, è infatti stato evidenziato come il livello di maturità tecnologia in ambito legale sia complessivamente ancora basso, anche se siamo proprio al punto in cui la trazione del mercato sta accelerando. L’intento degli affari legali e societari è proprio quello di diventare sempre più un business partner dell’organizzazione. L’AI potrebbe aiutare in futuro, ma ci illuderemmo se pensassimo che tali tecnologie portino una soluzione immediata ad organizzazioni complessivamente ancora immature (nel 2020 in Europa ancora il 37% delle aziende non aveva ancora adottato alcuna forma di tecnologia avanzata).

IN HOUSE… SEMPRE DI PIÙ

Continuando sui risultati del survey di MAG, “una domanda verteva sul modo in cui la direzione legale risponderà all’esigenza di ridurre i costi legali. Nella gran parte dei casi (oltre il 70% delle risposte) la tendenza sarà quella di portare in house quanto più lavoro possibile. Quasi il 23% delle direzioni legali invece continuerà ad affidarsi agli studi legali, rimandando però le pratiche meno urgenti. Infine, il 6% prediligerà i fornitori di servizi legali alternativi, in quanto più economici rispetto ai tradizionali studi legali. Legata a questo punto, c’è anche la prospettiva di espandere o meno l’organico delle direzioni legali. Oltre il 52% degli intervistati ha affermato che non ci saranno variazioni nel team, ma quasi il 42% delle risposte prevede una crescita nel numero della squadra in house. Solo il 6,25% dichiara che il numero del team legale diminuirà. Insomma, nessuno – o quasi – si ridimensiona…”

Sempre Gartner afferma che il 20% dei legali che ora operano all’interno degli uffici legali aziendali verrà sostituito da personale che di fatto non ha un background legale. Questo a motivo del consolidamento delle Legal Tech e all’insorgenza di nuovi ruoli technology-driven quali i Legal Operations. Allo stesso tempo i dipartimenti legali di grandi aziende stanno aumentando la percentuale di avvocati interni specializzati per internalizzare le competenze specifiche degli uffici legali e per meglio controllare i costi.

“Insomma, la prudenza sembra farla da padrona, ma al tempo stesso ci sono le premesse per una riorganizzazione e strutturazione sempre più solida delle direzioni affari legali italiane.” Anche grazie alla tecnologia i General Counsel, in particolare, stanno assumendo un ruolo sempre più strategico per il miglioramento dei processi decisionali aziendali e non solo.

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